Si arriva a Castelfranco di Sopra salendo dal fondovalle dell'Arno, e la prima cosa che colpisce, appena superata la porta, è l'ordine. Le strade corrono dritte e parallele, si incrociano ad angolo retto e in pochi passi portano tutte verso la piazza. Non è un caso né un effetto del tempo: questo borgo del Valdarno superiore è nato da un progetto preciso, voluto dalla Repubblica di Firenze alla fine del Duecento. Oggi fa parte del comune di Castelfranco Piandiscò ed è inserito fra i Borghi più belli d'Italia, ma conserva quasi intatto il disegno delle origini.
Una terra nuova della fine del Duecento
Castelfranco nasce nel 1299 come terra nuova fiorentina, cioè un insediamento fondato da zero per consolidare il controllo di Firenze su un territorio conteso, stretto fra l'influenza di Arezzo e i possedimenti delle grandi famiglie feudali del contado. Il nome stesso racconta l'idea: un castello franco, con esenzioni e libertà concesse a chi decideva di trasferirsi qui, lasciando la dipendenza dai signori locali. Sorse sull'altopiano dove si trovava il vecchio castello di Soffena, lungo la strada dei Setteponti, l'antica via collinare che attraversava questa parte del Valdarno.
Il disegno urbano è tradizionalmente attribuito ad Arnolfo di Cambio, l'architetto che negli stessi anni lavorava a Firenze. Fu Giorgio Vasari, nelle sue Vite, a legare il suo nome a Castelfranco e a San Giovanni Valdarno; mancano però documenti diretti, e per questo gli studiosi parlano di attribuzione e non di certezza. Quello che nessuno discute è la qualità del progetto: una maglia ortogonale che ricorda l'accampamento romano, con la piazza al centro e le vie principali che la attraversano fino alle porte.
Le porte e la Torre d'Arnolfo
Le mura, un tempo munite di torri, si aprivano con porte poste alle estremità delle strade principali. La più riconoscibile è la cosiddetta Torre d'Arnolfo, chiamata anche Porta Campana: sulla sua struttura si leggono ancora il giglio di Firenze e la data 1300, che segna l'avvio dei lavori. È diventata il simbolo del paese ed è il punto da cui molti cominciano la visita. Altre porte, come la Porta Aretina, indicavano la direzione verso Arezzo; alcune furono demolite nell'Ottocento, ma il loro ricordo resta nella forma stessa delle vie, che terminano dove un tempo si chiudevano le mura.
La piazza, le chiese e la Badia di Soffena
Al centro della maglia si apre la piazza, pensata fin dall'inizio come luogo del potere civile e religioso. Qui si affaccia il Palazzo del Podestà, sulla cui facciata restano gli stemmi dei podestà che si sono succeduti nei secoli; all'interno sono conservati affreschi fra Trecento e Quattrocento. Sulla piazza sorgeva anche la chiesa di San Pietro, più tardi trasformata in abitazione. Camminando per le vie si incontrano l'oratorio di San Filippo Neri, costruito a partire dal Seicento, con un interno a tre navate scandite da colonne, e la chiesa di San Tommaso, ricostruita nei pressi della Porta Aretina.
Poco fuori dall'abitato, lungo la Setteponti, si trova la Badia di San Salvatore a Soffena. È un complesso più antico del borgo, documentato già nell'XI secolo e a lungo legato ai monaci vallombrosani: una chiesa con il campanile, il convento e un piccolo chiostro. All'interno si conservano affreschi del Quattrocento, opera di pittori attivi nel Valdarno in quegli anni. Giorni e orari di apertura cambiano durante l'anno: conviene verificarli prima sui canali ufficiali del Comune.
Come visitarlo a piedi
Castelfranco si gira senza fretta in un'ora o poco più. Un percorso semplice parte dalla Torre d'Arnolfo, segue la via principale fino alla piazza e poi si allarga nelle strade laterali, dove si capisce bene la regolarità dei lotti: case strette e profonde, allineate sul fronte stradale, secondo uno schema pensato per distribuire il terreno in modo equo fra i nuovi abitanti. Da qui si può scendere verso la Porta Aretina e, se si ha ancora voglia di camminare, proseguire fino alla Badia di Soffena.
Chi ama le passeggiate più lunghe trova qui anche l'accesso al paesaggio delle Balze: dalla zona della Badia parte il sentiero dell'Acqua Zolfina, un anello segnato dal CAI che scende fra le pareti di sabbia e risale verso Piantravigne. È un'uscita da mezza giornata, da affrontare con scarpe adatte e un po' d'acqua nello zaino.
L'Agriturismo Il Bellini si trova a circa 5 minuti dal centro di Castelfranco di Sopra, alle pendici del Pratomagno. Per questo il borgo diventa facilmente una passeggiata serale o una visita breve fra un'escursione e l'altra: si lascia l'auto, si attraversa la porta e ci si ritrova dentro un'idea di città nata più di sette secoli fa, ancora leggibile a ogni incrocio.
Dormire a pochi minuti dal borgo di Castelfranco
L'Agriturismo Il Bellini, in un casale del Settecento restaurato fra uliveti e lavanda, si trova a circa 5 minuti da Castelfranco di Sopra: il borgo diventa la vostra passeggiata di ogni sera.