Scendendo dalle colline di Castelfranco di Sopra verso l'Arno, in circa un quarto d'ora d'auto si raggiunge San Giovanni Valdarno, e pochi chilometri più a sud Montevarchi. Sono le due città più grandi di questo tratto di valle, spesso attraversate di fretta da chi è diretto altrove. Meritano invece una giornata tranquilla: hanno centri storici compatti, musei piccoli ma curati e una storia che spiega molto del paesaggio intorno.
San Giovanni, la terra nuova di Arnolfo
San Giovanni Valdarno nasce come Castel San Giovanni, una delle terre nuove fondate da Firenze alla fine del Duecento, negli stessi anni di Castelfranco di Sopra. Il suo impianto urbano è ancora chiarissimo: una lunga strada principale, vie parallele e, al centro, un grande spazio pubblico diviso in due piazze da un edificio che ne è il simbolo, il Palazzo d'Arnolfo. Il nome deriva dall'attribuzione tradizionale ad Arnolfo di Cambio; la costruzione si svolse fra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo. La facciata, con il loggiato e la torre merlata, è ricoperta dagli stemmi dei podestà e dei vicari che vi hanno governato.
Oggi il palazzo ospita il Museo delle Terre Nuove, dedicato proprio al fenomeno delle città di nuova fondazione nell'Europa medievale. Il percorso, articolato in sale tematiche con modelli, filmati e ricostruzioni, aiuta a capire perché strade e piazze di questi centri abbiano forme così regolari. È una visita utile anche prima di passeggiare per Castelfranco o Terranuova Bracciolini, che condividono la stessa origine.
La città di Masaccio
A San Giovanni nacque nel 1401 Tommaso di ser Giovanni, conosciuto come Masaccio, uno dei padri della pittura rinascimentale. La sua casa natale, Casa Masaccio, è diventata un centro espositivo dedicato all'arte contemporanea, con mostre che cambiano nel corso dell'anno. Anche il fratello Giovanni, detto lo Scheggia, fu pittore, e sue opere si incontrano nelle chiese e nei musei della zona.
Sulla piazza Masaccio si affaccia la Basilica di Santa Maria delle Grazie, legata al ricordo del miracolo di Monna Tancia, avvenuto durante l'epidemia di peste del 1478. Il museo della basilica conserva opere di pittori toscani fra Trecento e Seicento; la più celebre è l'Annunciazione del Beato Angelico, una tavola di grande luminosità che da sola giustifica la visita. Orari e biglietti di musei e spazi espositivi vanno verificati sui canali ufficiali.
Montevarchi, fra la Collegiata e i fossili
Montevarchi ha un centro raccolto attorno a piazza Varchi, dove sorge la Collegiata di San Lorenzo. La chiesa custodisce la reliquia del Sacro Latte, al centro di una devozione antica per la città, e accanto il piccolo Museo d'arte sacra conserva un tempietto rivestito di terrecotte invetriate di Andrea della Robbia, ricomposto all'interno del museo.
La sorpresa più grande è però il Museo paleontologico, ospitato nell'antico convento francescano di San Ludovico e legato all'Accademia Valdarnese del Poggio, fondata all'inizio dell'Ottocento. Le sue collezioni raccolgono migliaia di reperti provenienti dai depositi del Valdarno superiore, gli stessi sedimenti che hanno formato le Balze: resti di elefanti, ippopotami, cervi, grandi felini e altri animali che vivevano attorno al lago che un tempo riempiva la valle. Vederli dopo una camminata fra le Balze dà un senso concreto a quel paesaggio di sabbie e argille. In città c'è anche il Cassero per la scultura italiana dell'Ottocento e del Novecento, spazio espositivo dedicato alla scultura fra i due secoli.
Un fondovalle da scoprire
San Giovanni e Montevarchi completano bene un soggiorno all'Agriturismo Il Bellini: si scende in città per la cultura e le passeggiate, e si risale alle pendici del Pratomagno per ritrovare uliveti, boschi e lavanda. Il contrasto fra il fondovalle animato e la quiete della collina è parte del carattere del Valdarno.
Fra il fondovalle dell'Arno e le colline del Pratomagno
L'Agriturismo Il Bellini si trova sulle colline sopra il Valdarno: in auto San Giovanni e Montevarchi sono vicini, e la sera si torna fra uliveti e campi di lavanda.