Chi visita il Valdarno superiore nota presto una somiglianza curiosa fra alcuni suoi centri. San Giovanni Valdarno, Castelfranco di Sopra e Terranuova Bracciolini hanno strade dritte, isolati regolari, una grande piazza al centro e un'impronta quasi geometrica, lontana dall'andamento irregolare di tanti borghi medievali toscani cresciuti attorno a un castello o a una chiesa. Non è una coincidenza: sono città progettate, le cosiddette terre nuove fiorentine.
Perché Firenze fondava città
Alla fine del Duecento Firenze era in piena espansione e cercava di consolidare il controllo sul contado, dove molte terre erano ancora in mano a famiglie feudali di tradizione ghibellina. Nel Valdarno superiore le più potenti erano i Pazzi di Valdarno e gli Ubertini. Il cronista Giovanni Villani racconta che nel 1299 il Comune decise di costruire due nuove terre murate, una fra Figline e Montevarchi, chiamata Castel San Giovanni, e l'altra oltre l'Arno, chiamata Castel Franco. A chi andava ad abitarvi venivano concesse esenzioni fiscali per dieci anni, e molti abitanti dei villaggi controllati dai signori locali scelsero di trasferirsi.
Le terre nuove erano quindi insieme presidi militari, mercati e strumenti politici: sottraevano uomini e rendite ai feudatari, controllavano le strade principali, come la via lungo l'Arno e la Setteponti, e legavano direttamente a Firenze una popolazione di contadini e artigiani liberi. Qualche decennio più tardi, nel 1337, fu fondata Castel Santa Maria, l'odierna Terranuova, che ricevette il nome di Bracciolini solo nel 1862, in onore dell'umanista Poggio Bracciolini, nato qui nel 1380. Esperienze simili si ebbero anche nel Mugello, con Scarperia e Firenzuola.
Un disegno comune
Queste città condividono un modello urbano riconoscibile. Una strada principale attraversa l'abitato da una porta all'altra; ai lati corrono vie parallele, collegate da vicoli trasversali. Al centro si apre la piazza, spesso raddoppiata, con il palazzo del potere civile e la chiesa principale. Le mura, rettilinee, erano scandite da torri e si aprivano con porte alle estremità degli assi principali. I lotti assegnati ai nuovi abitanti avevano dimensioni simili, stretti sul fronte stradale e profondi verso l'interno, con l'orto sul retro: un'idea di ordine e di equità che si legge ancora nelle facciate allineate.
La tradizione, a partire da Giorgio Vasari, attribuisce il disegno di San Giovanni e di Castelfranco ad Arnolfo di Cambio, l'architetto di Santa Maria del Fiore e di Palazzo Vecchio. Non ci sono documenti che lo provino direttamente, ma gli studi più recenti hanno messo in luce una logica geometrica raffinata alla base di questi impianti, con proporzioni ricavate da figure regolari. Anche chi non conosce la teoria lo percepisce: le prospettive si chiudono su una porta o su un edificio pubblico, e la piazza si trova esattamente dove la si aspetta.
Perché le piazze sono così grandi
La piazza era il motore della terra nuova. Doveva ospitare il mercato, che attirava gente dalle campagne e dava vita all'economia del centro; accogliere le assemblee e gli atti pubblici; mostrare, con il palazzo del podestà o del vicario, la presenza del governo fiorentino. Per questo è ampia, regolare e posta al centro della maglia, raggiungibile da tutte le porte con un percorso diretto. A San Giovanni il Palazzo d'Arnolfo la divide in due spazi distinti, a Castelfranco la piazza è il punto d'incontro degli assi principali, a Terranuova l'impianto originario, pur segnato dalle distruzioni dell'ultima guerra, conserva la sua forma a scacchiera.
Leggere il territorio dal casale
L'Agriturismo Il Bellini si trova a circa 5 minuti da Castelfranco di Sopra, una delle terre nuove meglio conservate. Dalle colline del Pratomagno si abbraccia con lo sguardo proprio il fondovalle dove Firenze tracciò le sue città ideali, e qualche giorno di soggiorno basta per visitarle tutte e tre, confrontando piazze, porte e strade.
Alla scoperta delle terre nuove del Valdarno
L'Agriturismo Il Bellini, a circa 5 minuti da Castelfranco di Sopra, è una base tranquilla per visitare le tre terre nuove fiorentine del Valdarno superiore.